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Azione Urgente per la liberazione degli attivisti dell'IRA Mauritania Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte - Italian Coalition to Abolish Death Penalty - News - Petizioni - Iniziative - La Storia - Formazione - Libri, film, canzoni... Campagne per l'abolizione della pena di morte nel mondo
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Azione Urgente per la liberazione degli attivisti dell'IRA Mauritania

 

La Coalizione Italiana contro la pena di morte onlus, aderisce all'iniziativa in favore dell'Associazione IRA MAURITANIA, sostenendo la campagna di informazione e di sensibilizzazione sulla tragica situazione della schiavitù in Mauritania e sulla inquietante minaccia che grava sulla libertà e sulla vita del suo Presidente Biram dah Abeid e degli attivisti e delle attiviste di IRA oggi in stato di arresto, e che rischiano dalle dichiarazioni del Presidente della Mauritania, di veder applicata contro di loro la Sharia islamica con il massimo rigore. La petizione che trovate di seguito è rivolta alle autorità italiane perché intervengano presso le autorià mauritane e all'opinione pubblica più in generale per una presa di consapevolezza complessiva nei confronti della situazione degli arresti e della situazione più complessiva della schiavitù nel Paese e si propone di sollecitare il rilascio degli arrestati e la loro libertà, insieme con la tutela dei singoli attivisti e della loro vita. Chi volesse contribuire alla raccolta delle firme puo' scaricare la petizione allegata in basso alla pagina ed inviare le scansioni a :  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Visaremo grati per il vostro supporto. 

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Petizione Popolare

al Ministro degli Affari Esteri, on. Giulio Terzi

al Ministro della Cooperazione Internazionale, on. Andrea Riccardi

Per la libertà e la vita di Biram dah Ould Abeid,

presidente di  IRA Mauritania,

e di tutti gli attivisti e le attiviste arrestati

 

In Mauritania la schiavitù, abolita in linea di principio sin dal 1981, è diventata reato penale solo dal 2007, grazie all'adozione della legge 048/2007 che, seppur con gravissimo ritardo, è finalmente intervenuta, almeno sul piano dei principi, a fare giustizia di una pratica assurda e oscurantista. Tuttavia, quello che è sancito in linea di principio, fatica ancora a trovare riscontro in pratica: come denunciato da osservatori internazionali ed attivisti civili per i diritti umani, la pratica della schiavitù è ancora estremamente diffusa, a subirne le drammatiche conseguenze, in termini di violenza e di abuso fisico e morale, sono in primo luogo le comunità nere, haratin, ed ancora più tragica è la condizione della donna schiava, proprietà e vittima dell'arbitrio e degli abusi del padrone di turno. Proprio per riportare alla pubblica attenzione la drammatica condizione degli schiavi e l'assurda paradossalità di uno Stato che da una parte, formalmente, abolisce la schiavitù, e dall'altra, di fatto, ne giustifica l'applicazione, gli attivisti e le attiviste di IRA Mauritania - Iniziativa di Rinascita del Movimento Abrogazionista contro la Schiavitù - insieme con il loro presidente, già insignito della Medaglia d'Oro della Città di Weimar 2011 per i “Difensori dei Diritti Umani”, Biram dah Ould Abeid, hanno inscenato una “provocazione pubblica” lo scorso 27 Aprile, davanti alla più importante moschea di Nouakchott, dando simbolicamente alle fiamme alcune copie di testi di interpretazione giuridico-religiosa di tradizione malikita, la più oscurantista sostenitrice dello schiavismo, come protesta contro la loro predicazione schiavista.

 

Il giorno seguente, sabato 28 Aprile, nel cuore della notte, con un impressionante dispiegamento di forze, la polizia mauritana faceva violentemente irruzione nell’abitazione di Biram, ferendo numerose persone, tra cui la moglie Leyla, seminando il panico tra gli uomini, le donne e i bambini presenti, sparando addirittura lacrimogeni e proiettili di gomma, infine arrestando lo stesso Biram e altri esponenti di IRA - Mauritania.

Si è trattato di una violenza grave e ingiustificata, condotta con metodi inquietanti se non terroristici. L’operazione è avvenuta nella totale oscurità, dopo che nell’intero quartiere era stata fatta mancare la corrente elettrica, terrorizzando gli abitanti e impedendo loro di seguire gli avvenimenti.

Biram e gli altri attivisti sono oggi in stato di arresto, nulla si sa delle loro condizioni e si teme per le loro vite, dopo che il Presidente della Mauritania, Abdel Aziz ha promesso di applicare contro Biram la Sharia islamica col massimo rigore.

 

Per questo, come IRA Mauritania - Ufficio Italia, denunciamo la drammaticità degli eventi e delle circostanze

che li hanno prodotti e facciamo appello alle forze democratiche per chiedere al Governo italiano, nelle persone

del Ministro degli Affari Esteri, on. Giulio Terzi, e del Ministro della Cooperazione Internazionale, on. Andrea Riccardi,

di intervenire presso le autorità mauritane perché cessi ogni minaccia alla incolumità e alla vita di Biram

e degli attivisti e le attiviste di IRA - Mauritania, insieme con ogni forma di accondiscendenza,

legittimazione o giustificazione verso una pratica assurda e inumana, quale la schiavitù.

 

IRA Mauritania – Ufficio Italia APS

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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Comunicato Stampa

Per la vita e la libertà di Biram dah Ould Abeid, presidente di  IRA Mauritania, e di tutti gli attivisti e le attiviste arrestati

 

Gli eventi che si stanno consumando negli ultimi giorni in Mauritania costituiscono un'emergenza gravissima e sconvolgente. Nel corso dell'ultima settimana la comunità dei fedeli musulmani è stata raggiunta da un assurdo appello, da parte di una sedicente autorità religiosa, proveniente dall'Arabia Saudita, a recarsi in massa in Mauritania per «acquistare degli schiavi» da liberare successivamente per «scontare i peccati e guadagnare il paradiso». Come se non bastasse, si sono registrate alcune puntate di una nota trasmissione radiofonica in Mauritania, in cui taluni predicatori religiosi, anch'essi facendo riferimento alla medesima interpretazione “spuria” del messaggio dell'Islam, rivendicavano la liceità della pratica della schiavitù e della sottomissione, in quanto a loro dire coerenti con il “messaggio” proveniente dalla tradizione islamica. Si tratta di una posizione che nulla ha a che vedere con i precetti del Corano e la predicazione del Profeta, che non appartiene al messaggio islamico e che può, pertanto, a buon diritto essere considerata “spuria” e “blasfema”, in quanto trova la sua origine non nell'Islam, bensì in quella particolare vulgata che è la tradizione malikita, una variante locale tradizionale dell'interpretazione islamica, diffusa in diversi Paesi africani e in special modo in Mauritania, usualmente strumentalizzata dalle elite al potere per perpetuare la sottomissione e “legittimare” per questa via la continuazione della schiavitù, ancora estremamente diffusa nel Paese.

 

E' più che mai il caso di ricordare che, abolita in linea di principio sin dal 1981, la schiavitù è diventata reato penale e gli schiavisti penalmente perseguibili in Mauritania sin dal 2007, grazie all'adozione di una legge, la legge 048/2007, che, seppure con gravissimo ritardo, è finalmente intervenuta, almeno sul piano dei principi, a fare giustizia di una pratica assurda e oscurantista. Tuttavia, quello che è sancito in linea di principio dalla legge, fatica ancora a trovare riscontro nella pratica: è noto agli osservatori internazionali e agli attivisti civili per i diritti umani, che hanno avuto modo di visitare e di conoscere il contesto mauritano, che la pratica della schiavitù è ancora estremamente diffusa, che a subirne le drammatiche conseguenze, in termini di violenza e di abuso fisico e morale, sono in primo luogo le comunità nere, haratin, che ancora più tragica è la condizione della donna schiava, la quale somma alla condizione di schiavitù la propria personale condizione, di donna, proprietà e vittima dell'arbitrio e degli abusi del padrone di turno. È proprio per riportare, per l'ennesima volta, alla pubblica attenzione la drammatica condizione degli schiavi e l'assurda paradossalità di uno Stato che da una parte, formalmente, abolisce la schiavitù, e dall'altra, di fatto, ne giustifica l'applicazione, che gli attivisti e le attiviste di IRA Mauritania - Iniziativa di Rinascita del Movimento Abrogazionista contro la Schiavitù - insieme con il loro presidente, attivista internazionale per i diritti umani, già insignito della Medaglia d'Oro della Città di Weimar 2011 quale campione dei “Difensori dei Diritti Umani”, Biram dah Ould Abeid, hanno inscenato una “provocazione pubblica” lo scorso venerdì 27 Aprile, davanti alla più importante moschea di Nouakchott, dando simbolicamente alle fiamme alcune copie di questi testi di interpretazione giuridico-religiosa di tradizione malikita, come gesto di protesta contro la predicazione violenta e schiavista della sedicente autorità religiosa saudita e delle presunte autorità religiose malikite in Mauritania.

 

Il giorno seguente, sabato 28 Aprile, nel cuore della notte, con un impressionante dispiegamento di forze, la polizia mauritana faceva violentemente irruzione nell’abitazione privata di Biram dah Abeid, ferendo numerose persone, tra cui la moglie Leyla, seminando il panico tra gli uomini, le donne e i bambini presenti, sparando addirittura lacrimogeni e proiettili di gomma, infine arrestando lo stesso Biram dah Abeid e altri due esponenti di IRA - Mauritania, membri del “Comitato della Pace” dell'organizzazione anti-schiavista, Abidine Maatalla e Diarra Jacoub, impegnati anch'essi nella tutela delle vittime e nella liberazione degli schiavi. Si è trattato di una violenza grave e ingiustificata, condotta con metodi inquietanti se non terroristici. L’operazione è avvenuta nella totale oscurità, dopo che nell’intero quartiere era stata fatta mancare la corrente elettrica, terrorizzando la popolazione e impedendo agli abitanti di seguire gli avvenimenti. Biram e gli altri due militanti sono oggi in stato di arresto, nulla si sa delle loro condizioni e si teme per le loro vite, dopo che il Presidente della Mauritania, Abdel Aziz ha promesso di applicare, contro Biram, la Sharia islamica con il massimo rigore. È adesso a rischio la vita di Biram e degli altri attivisti ed attiviste arrestati nelle ore e nei giorni successivi e di cui, in alcuni casi, non si hanno da giorni notizie certe. Ad oggi, sono almeno tredici gli attivisti in prigione: Biram Dah Abeid, Issa Ali, Yacoub Diarra, Abidine Maatala, Ahmed Hamdy Hamarvall, Elid Mbarek, Bilal Samba, Leid Lemlih, Abdallahi Abou Diop, Oubeid Imigiene, Boumédiane Batta, Zeidane Mouloud, Chaibani Bilal.

 

Per questo, come IRA Mauritania – Ufficio Italia, denunciamo la drammaticità degli eventi e delle circostanze che li hanno prodotti e facciamo appello alle forze democratiche della società civile e alle autorità pubbliche per dare corso a una campagna di informazione e di sensibilizzazione sulla tragica situazione della schiavitù in Mauritania e sulla inquietante minaccia che grava sulla libertà e sulla vita di Biram e degli attivisti e delle attiviste di IRA, sollecitando, ciascuno/a per la propria parte, a fare pressione sulle autorità nazionali e inter-nazionali e sul Governo mauritano in primo luogo, perché siano chiarite le circostanze in cui è maturato l'arresto di Biram e degli attivisti e perché cessi ogni minaccia alla loro incolumità e alla loro vita, insieme con ogni forma di accondiscendenza o giustificazione verso una pratica assurda e inumana, quale, appunto, la schiavitù.

IRA Mauritania – Ufficio Italia APS

Napoli: martedì 08 Maggio 2012

 

News


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